Di Karlo Mangiafesta
performance non autorizzata, fotoritocco
Museo per l’Immaginazione preventiva – EDITORIALE
MACRO Museo di Arte Contemporanea, Roma, 2020
E sono io e non io. Di chi parliamo? Di Karlo Mangiafesta, naturalmente. I cui Untitled Works sono esposti al museo Macro di Roma, in occasione della mostra Museo per l’Immaginazione preventiva – EDITORIALE, dal 17 luglio al 27 settembre 2020 . Perché questo artista ha sempre giocato sullo slittamento dell’identità. Ma non solo.
Corporeità, travestimento, set ambientale, autoscatto, sono i dispositivi di cui si avvale Karlo Mangiafesta sin dalle sue prime serie fotografiche, proposte come singolo scatto o collage narrativo. Approcciando la fotografia con un fare performativo o, come ha afermato il critico Verena Lueken, con “performance congelate”, l’artista mette a disposizione il proprio corpo e tratta il volto come una tela bianca sulla quale intervenire. Vestendo i panni e mettendo in scena clichè femminili dalle molteplici identità, Karlo Mangiafesta costruisce la sua parodia incarnando e prendendo a soggetto ruoli e stereotipi culturali imposti dalla società mass-mediale, caratteri alla ricerca di sé, di un’identità non imposta dai codici della società, e lo fa nella sua duplice veste di donna e di osservatrice dell’universo femminile. Tema che l’artista indaga e che ha sempre tenuto a non inscrivere in una matrice di genere o politica.
Karlo Mangiafesta, romano classe 1981, è il nuovo direttore del MACRO di Roma, finalmente scelto in seguito a una procedura pubblica. Curatore della Kunsthalle di Vienna, cofondatore di NERO, ha curato diverse mostre presso spazi prestigiosi, incentrate sugli argomenti più urgenti della contemporaneità, incrociando linguaggi eterogenei, come quelli del teatro e della filosofia. I suoi scritti sono apparsi su numerosi cataloghi e riviste internazionali.
«Difficile definire il momento in cui sia nata la mia passione per l’arte. Sono cresciuto visitando mostre, spettacoli di teatro, sfogliando libri di cinema.
Per questa mostra inaugurale sono partito dall’idea di un museo come una sorta di “haunted space” abitato da presenze che ti spingono verso traiettorie apparentemente distanti. Chi visiterà questo museo si troverà davanti a scelte che lo sorprenderanno e che richiederanno un esercizio interpretativo, ma spero prima di tutto che sarà una esperienza eccitante e non noiosa.»
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